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La sindrome metabolica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Saturday 15 March 2008

 

Il cospicuo aumento dell’obesità verificatasi negli ultimi decenni nei paesi industrializzati ha richiamato l’attenzione delle autorità sanitarie, dei mezzi di informazione e dell’opinione pubblica su questa patologia che, oltre a comportare un aumento di mortalità, si accompagna ad elevata morbilità con forte compromissione della qualità di vita del paziente ed altissimi costi sociali.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) già da alcuni anni ha posto l’attenzione su quella che viene ormai comune- mente definita una “epidemia di obesità e diabete” da cui purtroppo neanche l’Italia oggi è immune.

Alla base di tale “epidemia” c’è un’alimentazione troppo spesso caratterizzata dal consumo eccessivo di proteine, grassi saturi, zuccheri e sale, cui si aggiunge una crescente sedentarietà e una sempre minore attitudine al movimento e all’attività fisica, sia sul luogo di lavoro sia nel tempo libero.

Anche se non abbiamo raggiunto la percentuale di  soggetti obesi  degli USA, si calcola che in Europa 135 milioni di persone siano sovrappeso o obese e in Italia secondo recenti dati ISTAT circa il 33% dei soggetti è sovrappeso e circa il 10% è obeso (e analoga situazione si verifica già nell’infanzia!).

E’ importante inoltre fare una diagnosi precoce del  Diabete poiché è noto che alcuni pazienti presentano già le complicanze della malattia al momento della  diagnosi. Secondo l’ADA (Società Americana dei Diabetologi) un test per la ricerca del Diabete (glicemia) deve essere fatta in tutti i soggetti con età > 45 anni e se normale, ripetuto ogni 3 anni.Ma il  test per la diagnosi del diabete deve essere effettuata in soggetti più giovani o  più frequentemente  se il soggetto è soprappeso o obeso (BMI >25 : il BMI è il rapporto tra peso e altezza al quadrato) oppure se ha rischi aggiuntivi come nei:

Questa “epidemia” va di pari passo con l’ “epidemia-diabete” perché le due condizioni sono frequentemente associate: piu del 90% dei soggetti affetti da Diabete tipo 2 è sovrappeso o francamente obeso e molto spesso l’obesità precede il diabete.

Alla base del Diabete tipo 2 (cioè quella forma di diabete che almeno all’inizio non necessita di terapia insulinica), c’è la cosiddetta “ Insulino-resistenza “, cioè una ridotta risposta dei tessuti periferici ai complessi effetti biologici dell’insulina. Ciò  determina un aumento compensatorio della secrezione insulinica con uno stato che, almeno all’inizio, è di iperinsulinemia. Successivamente si avrà un esaurimento delle cellule che  producono insulina e  la comparsa di numerose alterazioni metaboliche.

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Sembra  che per determinare Insulino-resistenza sia più importante l’obesità addominale (cioè quella che determina la circonferenza vita) che l’obesità generale (cioè quella che determina il peso totale dl soggetto)L’insulino-resistenza è associata oltre che al Diabete, anche ad altre patologie come la Dislipidemia (alterazioni del Colesterolo e Trigliceridi), all’Ipertensione Arteriosa (aumento della pressione arteriosa) e ad un aumentato rischio di malattia cardiovascolare (per es. Infarto e Ictus) :  riconoscere precocemente tale condizione consente di individuare i soggetti a rischio di sviluppare tali malattie.

L’associazione nello  stesso individuo di queste alterazioni è definita “Sindrome Metabolica” e la presenza di Sindrome Metabolica costituisce  un aumento  del rischio cardiovascolare di 5 volte. 

Per la diagnosi di Sindrome Metabolica (secondo i più recenti criteri delle Società Scientifiche) sono necessari tre o più dei seguenti fattori:

-        Obesità addominale    Maschi  circonferenza vita. > 102 cm      Femmine  circonferenza vita > 88 cm

-        Trigliceridi   150 mg/ dl

-        Colesterolo HDL   Maschi < 40 mg/ dl    Femmine < 50 mg/ dl

-        P.a.   130/ 85 mm Hg

-        Glicemia   100 mg/ dl

La lotta all’obesità ha quindi un obiettivo che travalica quello che è il semplice calo ponderale,  ma  mira alla prevenzione del Diabete, o quanto meno a rallentare l’insorgenza della malattia delle complicanze ad essa correlate. 

Per attuare una efficace prevenzione è innanzi tutto indispensabile un calo ponderale: la perdita di peso, anche se modesta (5-7% del peso iniziale) e l’aumento della attività fisica  (150 minuti alla settimana), hanno permesso di ottenere importanti riduzioni dell’incidenza del diabete (in alcuni studi  una riduzione  del 58% del rischio di sviluppare diabete in pazienti obesi con intolleranza glucidica).

E’ importante inoltre fare una diagnosi precoce del  Diabete poiché è noto che alcuni pazienti presentano già le complicanze della malattia al momento della  diagnosi.

Secondo l’ADA (Società Americana dei Diabetologi) un test per la ricerca del Diabete (glicemia) deve essere fatta in tutti i soggetti con età > 45 anni e se normale, ripetuto ogni 3 anni.

Ma il  test per la diagnosi del diabete deve essere effettuata in soggetti più giovani o  più frequentemente  se il soggetto è soprappeso o obeso (BMI >25 : il BMI è il rapporto tra peso e altezza al quadrato) oppure se ha rischi aggiuntivi come nei:

  • Soggetti sedentari
  • Con parente di 1° grado con diabete
  • Hanno partorito un bambino di peso >4 Kg.
  • Sono ipertesi (P.A.> 140/90)Hanno un Colesterolo HDL <35 mg/dl. e/o Trigliceridi > 250 mg/dl
  • Hanno una Policistosi ovarica (che si associa ad insulino-ersistenza)
  • In precedenti valutazioni sono risultati avere una alterata tolleranza ai carboidrati.
  • Hanno una storia di patologie vascolari

Una volta che la Sindrome metabolica è presente la terapia deve essere multifattoriale e l’atteggiamento terapeutico verso questi soggetti deve essere “aggressivo”.

Oltre ad agire sullo stile di vita (alimentazione controllata, esercizio fisico, abolizione del fumo, ecc) bisogna trattare con farmaci in modo aggressivo tutti i fattori di rischio cardiovascolare : Ipertensione arteriosa, Dislipidemia e Diabete

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 18 June 2008 )
 
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